Dispositivi intrauterini (IUD)

Noto anche come “spirale”, è un dispositivo di forma varia (nei paesi occidentali è assai diffuso quello a forma di T) che il medico posiziona, con tecnica asettica, nella cavità uterina. E’ in corso (2014) la sperimentazione per autorizzare l’uso di un dispositivo chiamato Intrauterine Ball, I.U.B. - sia medicato al rame che medicato con progestinico -  che all’interno dell’utero assume la forma di una sfera (derivato dalla tecnologia degli stent endovascolari) .

Lo IUD medicato al rame presenta un sottile filo di rame avvolto sulla branca verticale per svolgere un effetto tossico sugli spermatozoi (impedendo l’unione dei gameti) e potenziare un’azione infiammatoria ritenuta in grado di impedire l’impianto dell’embrione, ovvero provocando un aborto precoce. Tuttavia, per la mancanza di un modello animale conveniente, i limiti etici di una sperimentazione sulle donne, e per il dubbio di documentare che il principale o unico meccanismo d’azione dello IUD consista nell’evitare l’impianto dell’embrione, le molte agenzie che svolgono ricerca sviluppo e distribuzione di contraccezione preferiscono lasciare questo tema non risolto.

Lo IUD medicato con progestinico (Mirena®) ha dimensioni maggiori e contiene Levonorgestrel dismesso a concentrazioni costanti e in lenta riduzione nel corso del tempo: l’endometrio diventa assai sottile e, in aggiunta all’azione infiammatoria svolta dalla presenza dello IUD, è ulteriormente ridotta la possibilità di impianto dell’embrione.
Recentemente è disponibile Jaydess®, dispositivo medicato di dimensioni, serbatoio del farmaco e durata ridotti rispetto a Mirena®, per promuovere l’utilizzo di questo tipo di dispositivo anche nelle donne nullipare e nelle adolescenti.

La presenza del filo dello IUD che fuoriesce dal collo uterino è un requisito importante per stabilire che lo IUD non è stato espulso e che è in posizione corretta.
Allo IUD si associano infezioni pelviche (che possono condizionare la fertilità futura) e dolore addominale insieme ad incidenti come la perforazione dell’utero, la dislocazione o l’espulsione: questi eventi e complicazioni sono più frequenti nel corso delle prime 4-6 settimane, ma possono presentarsi anche dopo molti mesi, come sempre più spesso è documentato.


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