Confederazione italiana dei centri per la regolazione naturale della fertilità

L'amore coniugale


Che cosa è il matrimonio da un punto di vista psicologico?

L’amore coniugale è l’amore tra un uomo ed una donna, uniti in matrimonio. Il matrimonio, dal punto di vista psicologico, non è costituito dalla semplice constatazione della presenza del sentimento amoroso, per quanto intenso (amiamo realmente molte persone a cui non simo sposati), ma dall’accettazione di un legame, dalla sottoscrizione di un impegno nei confronti dell’altro. Non è l’amore a fare il matrimonio, ma lo scambio di promesse con cui due persone si “legano”, con cui si impegnano reciprocamente a favore dell’altro. Dato il sentimento amoroso (necessario), il matrimonio psicologico è costituito dall’assunzione di un impegno nei confronti dell’altro, dalla sottoscrizione di un debito a suo favore che si intende liberamente onorare. Non siamo sposati perché ci amiamo, ma perché, amandoci, ci leghiamo attraverso lo scambio di una reciproca promessa.

 
Che cosa si promettono gli sposi nel matrimonio?
La promessa di amare non può avere come contenuto l’impegno a provare un sentimento, ma l’impegno, questo sì promettibile, di aiutare l’altro a realizzarsi come persona e di lasciarsi aiutare da lui a realizzarci. Aiutare l’altro a realizzarsi spesso può significare doverlo “riscattare”, liberare da alcuni condizionamenti che lo limitano, lo sviano, gli fanno perdere tempo. L’amore conosce l’Io attuale dell’altro, ma possiede anche una misteriosa intuizione di ciò che l’altro potrebbe essere se solo si liberasse dai condizionamenti che lo imprigionano. E’ come se l’amore vedesse le potenzialità realizzative dell’altro, ne intuisse la bellezza ancora non completamente svelata.
L’amore non è solo fatto di vicinanza emotiva, comprensione (aspetto femminile dell’amore), ma anche di forza, di volontà di lottare, perché l’altro sia libero di vivere la parte migliore di sé (aspetto maschile dell’amore). Per fare questo è necessario essere coraggiosi, pagare il prezzo della lotta, spesso l’incomprensione della persona stessa che si intende aiutare.
Ma la promessa vincola anche a lasciarsi aiutare dall’altro a diventare la persona che dovremmo essere. Onorare la promessa di lasciarci amare è altrettanto e forse più difficile che cercare di amare il coniuge. Accettare la promessa amorosa del coniuge significa dire all’altro: decido che mi lascerò aiutare da te e proprio da te a realizzarmi, dando alle tue parole un peso, un’importanza come a quelle di nessun altro. Ed anche: partirò dal presupposto che le cose che vorrai dirmi, le dirai per il mio bene, nel mio interesse, mi fiderò di te, ti crederò.
Dunque la promessa che unisce in matrimonio è duplice: la promessa di amare l’altro e lasciarsi amare dall’altro. Dobbiamo fedeltà ad entrambe queste promesse! Non sono i sentimenti a tenere vivo il matrimonio, ma è la tensione a onorare la promessa che lo mantiene vivo; e questa tensione mantiene vivi anche i sentimenti.

 
Come mantenere fede alla promessa matrimoniale?
Lo strumento essenziale con cui si aiuta il coniuge è il dialogo, nelle due forme essenziali con cui favorisce la realizzazione dell’altro: la critica e la valorizzazione.
 
1) La critica
Il dialogo coraggioso e libero fa crescere l’altro, non lo lascia vittima dei suoi difetti, delle sue debolezze o dei suoi errori. Il sincero dono di sé che realizza il matrimonio è possibile solo dicendo sinceramente cosa si pensa dell’altro. Ciò presuppone una libertà psicologica che spesso possediamo in misura limitata o francamente insufficiente. E’ libero chi ama più la verità e la giustizia del coniuge stesso al punto che per favorire il suo bene non teme di “ferirlo e di dispiacergli”. Non c’è alcun amore senza giustizia e senza verità. L’amore non impone di non vedere e non capire, richiede di essere svegli e di non sovrascrivere la propria coscienza. Le parole dell’amore possono essere dolci, rispettose e delicate, ma senza sconti sulla verità. Per realizzare il bene dell’altro, è necessario dire ciò che egli deve sentirsi dire, anche se non gli piace. Spesso l’amore impone di offrirsi liberamente al dolore dell’incomprensione. Se è condizionato dalla paura delle conseguenze, delle ritorsioni, che induce a tacere anziché a dire, non è disinteressato e dunque non è autentico.
D’altra parte non è facile nemmeno lasciarci amare dal coniuge. Quando infatti il partner ci prova davvero a renderci migliori, mettendoci in discussione e mostrandoci le nostre contraddizioni, generalmente non gliene siamo molto grati.
 
2) La valorizzazione
La promessa matrimoniale ci chiede di onorare l’altro (“prometto di amarti e di onorarti”), di riconoscere il merito, il positivo che l’altro ha. Tutti abbiamo bisogno di essere visti da qualcuno che intuisce il loro vero valore e di essere confermati nella nostra reale positività. Spesso abbiamo bisogno di una persona che intuisca l’immagine originale di noi stessi, che ci aiuti a superare le percezioni difettose della nostra identità consegnateci dai nostri genitori. A volte lo sguardo dell’altro ci è necessario per correggere e rendere più autentica l’immagine che noi abbiamo di noi stessi, che può essere parzialmente deformata dalle relazioni educative che abbiamo vissuto. Lo sguardo del coniuge può aiutarci a capire chi siamo per davvero, e in cosa consiste il nostro vero valore. Tutti abbiamo bisogno di essere confermati: aiutati a scoprire chi siamo e come siamo fatti.

 
E Dio che centra? (ovvero il matrimonio sacramento)
Il lavoro sui punti deboli del nostro carattere non è solo un lodevole tentativo di diventare delle persone migliori, ma è la condizione perchè Dio possa prendersi cura, attraverso di noi, dell’altro. Poiché Egli ha deciso di servirsi di noi, della nostra umanità e del nostro carattere per promuovere la riuscita del nostro partner e “salvarlo”, per quell’anticipo di salvezza costituito da una vita serena e realizzata. La consapevolezza psicologica dei nostri limiti ed il sano dispiacere che ne deriva è già un regalo suo, parte di quell’ aiuto promesso per far riuscire bene il nostro matrimonio. Nel desiderio di conoscerci, di ammettere con maggiore realismo i nostri limiti, è già all’opera la sua grazia. Ed è il modo con cui noi ci rendiamo concretamente disponibili e docili all’azione della grazia. La sua grazia non agisce “scavalcando” la nostra psicologia, ma migliorando la nostra stessa personalità, la rende adatta a lasciar passare il suo amore, rendendoci progressivamente più simili a lui nel voler bene al nostro partner. In questo modo la nostra capacità di amare l’altro si approfondisce e si purifica da tutti i condizionamenti psicologici, da tutte le dinamiche affettive che limitano o inquinano la nostra capacità di mantenere fede alla promessa matrimoniale.
Nel sacramento del matrimonio Dio ci chiede di accettare come regalo di nozze da parte sua una promessa: la promessa di aiutarci a rendere valida, operante ed effettiva la reciproca promessa di amarci e di aiutarci, che rischia di fallire, compromessa com’è da tutti i nostri limiti umani. E’ come se nel sacramento ricevessimo da Lui il software “come amare lei / lui“ con le seguenti caratteristiche: è gratis, compatibile con il nostro computer, con garanzia illimitata, eterna addirittura. Se accettiamo di installare questo programma di assistenza, è come se il Suo modo di conoscere il coniuge e la Sua voglia di spenderci per la sua realizzazione passasse progressivamente dentro di noi facendoci diventare capaci di amarlo “coma lo ama lui”.
Perchè così ha deciso irrevocabilmente: di servirsi di noi per far sentire amata l’altra persona e per dargli un anticipo di salvezza, proprio attraverso di noi. Attraverso l’umile lavoro sulla nostra umanità creiamo le condizioni perché la grazia possa agire in noi, e attraverso il nostro carattere possa fluire un amore più puro, più forte , più libero, più simile al Suo. Arrivando, poco per volta, ad amare da Dio.
 
Liberamente ridotto ed adattato da un testo del dott. Osvaldo Poli, www.osvaldopoli.com

 
 
 

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