Confederazione italiana dei centri per la regolazione naturale della fertilità

La fecondazione artificiale


La fecondazione artificiale, fecondazione extracorporea o fecondazione in vitro, eufemisticamente denominata nella legge 40/2004 procreazione medicalmente assistita (pma) di II e III livello, permette di fecondare in laboratorio una o più cellule uova (ovociti), prelevate dopo una stimolazione delle ovaie della donna con dosaggi di FSH notevolmente più alti di quelli che si raggiungono naturalmente in un suo ciclo ovulatorio, o scongelati dopo una precedete crioconservazione, mettendola/e a contatto con spermatozoi adeguatamente trattati.

Se sia gli ovociti che gli spermatozoi appartengono alla stessa coppia richiedente, la fecondazione extracorporea si definisce omologa; in tutti gli altri casi si parla di fecondazione extracorporea eterologa.

Dal punto di vista tecnico la fecondazione in vitro può essere realizzata con diverse tecniche:
  • la FIVET (fecondazione in vitro con embrio transfert), sempre meno usata col passare degli anni e che nell’anno 2017 è stata utilizzata nel 15,2% dei cicli omologhi iniziati a fresco e nel 10,7% dei trasferimenti;
  • la ICSI (iniezione intracitoplasmatica di un unico spermatozoo) sempre più usata e che nel 2017 è stata utilizzata nell’84,8% dei cicli omologhi a fresco e nel 54,8% dei trasferimenti.
Quando si ricorre allo scongelamento di embrioni, si parla di trasferimenti con FER, in significativo aumento nel 2017 (32,3% di tutti i trasferimenti omologhi); quando si procede allo scongelamento di ovociti, si parla di trasferimenti con FO (2,2% nel 2017).
 
Nel seguito sono trattati i seguenti argomenti:
  • La fecondazione in vitro
  • La fecondazione artificiale è una terapia?
  • Quali effetti ha prodotto la fecondazione artificiale in Italia?
  • A quali altri rischi sono esposte le donne?
  • La fecondazione artificiale è al servizio della vita?
  • La terapia della sterilità tubarica
  • Quale alternativa alla fecondazione artificiale?
 
 
La fecondazione artificiale è una terapia?
 
Anche se è stata inserita nell’ultima edizione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e viene erogata prevalentemente a spese del Sistema Sanitario Nazionale, la fecondazione extracorporea non può essere considerata una vera e propria terapia, perché non cura la sterilità della coppia che vi fa ricorso, né una protesi, perché la sua azione protesica non ha alcun effetto nel futuro della coppia: è una tecnica alternativa di produzione di esseri umani!  Inoltre la sua scarsa efficacia (nel 2017 solo il 16,78% delle coppie - ovvero 11.094 coppie su 66.123 - che si sono sottoposte alla fecondazione in vitro  ha avuto la possibilità di avere uno o più figli in braccio) non giustifica la spesa da parte del Sistema Sanitario Nazionale di una considerevole cifra (circa 300 milioni di euro/anno).
 

Quali effetti ha prodotto la fecondazione artificiale in Italia?
 
Oltre al costo economico, la fecondazione extracorporea presenta un prezzo molto più alto e drammatico, che non è affatto migliorato nei 41 anni dalla nacita della prima bambina da provetta: la morte coscientemente prevista ed accettata di un altissimo numero di embrioni umani, che aumenta ogni anno, come è possibile verificare nella tabella sotto riportata.


 
La legge 40/2004 - come previsto e facilmente prevedibile – ha fatto crescere in Italia:
  • il numero dei concepiti destinati a morte certa: dai 79.082 del 2008 ai 166.986 del 2017; dal 2010 il numero degli embrioni sacrificati con la fecondazione extracorporea ha superato il numero delle vittime dell’aborto volontario (legge 194/1978) ed è la prima causa di morte documentata dei bambini non nati;                                                                                                   
  • il numero degli embrioni crioconservati (51.632 nel 2017), per la maggior parte dei quali la morte è solo differita nel tempo ed il cui numero complessivo cresce anno dopo anno ed è ignorato dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute, secondo le affermazioni fatte dal ministro Beatrice Lorenzin in risposta ad un’interrogazione formulata durante il Question Time del 13 dicembre 2017. L’assoluta mancanza di rispetto per la dignità umana degli embrioni è rivelata anche dal fatto che a distanza di più di 10 anni dalla sentenza n. 151/2009 della Corte Costituzionale, che ha tolto il divieto della produzione al massimo di tre embrioni da trasferire simultaneamente in utero, né il Parlamento nè il Governo si sono minimamente preoccupati di arginare con una legge questo disumano stoccaggio di embrioni od inserendo - almeno - nelle nuove linee guida dei meccanismi di coscientizzazione e responsabilizzazione delle coppie richiedenti queste tecniche nei confronti di tutti gli embrioni prodotti, che essendo loro figli a tutti gli effetti come i figli già nati dovrebbero essere considerati e trattati e non abbandonati a tempo indeterminato nell’azoto liquido come oggetti inutili. Nei crioconservatori ce ne sono fino al 2016 almeno 83.553, cui ogni anno se ne aggiungono 12.000 / 15.000.
  • il numero delle coppie che si sottopongono a queste mortifere tecniche,  passate dalle 31.254 del 2005 alle 66.123 del 2017 e delle donne con età sempre più avanzata (età media: 36,8 anni), che accresce notevolmente il numero dei concepiti sacrificati, come mostrato dalla seguente tabella:
  • il numero delle coppie deluse perché le sofferenze, lo stress, i rischi e le spese sostenuti non hanno portato i frutti sperati: nel 2017 solo 11.094 su 66.123 coppie (il 16,78%) hanno realizzato il desiderio / sogno di avere uno o più figli in braccio.
 
A quali altri rischi sono esposte le donne?
  • Sindrome da iperstimolazione ovarica con le possibili complicanze (OHSS);
  • Rischi anestesiologici;
  • Rischi legati agli atti operatori: emorragie, infezioni, lesione di organi;
  • Complicazioni della gravidanza: oltre a quelle già descritte si ha una maggiore incidenza di gestosi, pre-eclampsia, minaccia di parto prematuro, diabete gestazionale. Complicazioni che nel biennio 2013-2014 nelle sei regioni italiane (Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Sicilia) sottoposte ad un nuovo sistema di sorveglianza hanno fatto registrare la morte di 6 donne (3 con età superiore ai 42 anni e 5 con obesitàcondizioni che costituiscono controindicazioni al ricorso a tecniche di PMA in ambito pubblico nel Regno Unito) (1) con una frequenza 7,67 volte maggiore (51,98/100.000 nati vivi) rispetto alle altre 33 donne con concepimento naturale decedute (6,78/100.000 nati vivi) nello stesso periodo.
  • Un rischio, non meno frequente ed importante, che corrono tutti i soggetti coinvolti (madre, padre, figli nati, …, medici) nella fecondazione extracorporea è quello delle conseguenze psichiche e psicosociali (2), molto spesso sottovalutato e non debitamente affrontato in sede di consenso informato e di post-FIVET.
 
I medici, i mezzi di comunicazione di massa, la gente comune pensano che la fecondazione extracorporea sia al servizio della vita, ma la realtà sembrerebbe totalmente diversa! Come mai?
 
Ciò accade per due motivi principali:
  1. La reificazione dell’uomo, cioè l’essere umano nelle fasi iniziali della sua vita è considerato un oggetto di cui si può disporre liberamente: non gli viene riconosciuta la sua dignità umana, per questo motivo io definisco la fecondazione extracorporea disumana, perché mette i bambini nati in una condizione di diversità rispetto al 97,51% (nel 2016) dei loro coetanei, che sono stati concepiti naturalmente ed accolti il più delle volte come un “dono” e non come un “diritto”; e disumanizzante perché queste tecniche non sono rispettose della singolare dignità della procreazione umana e contribuiscono a considerare il concepito un oggetto di cui si può disporre a proprio piacimento.
  2. L’utilitarismo e l’individualismo, ormai largamente diffusi nel mondo in cui viviamo. 
 
A questi si aggiunge il progresso bio-tecnologico, che rende possibile la realizzazione di queste tecniche, il delirio di onnipotenza di alcuni scienziati che hanno creduto e continuano a credere che tutto ciò che è tecnicamente possibile sia anche automaticamente eticamente lecito ed i notevoli interessi commerciali e le relative pressioni esercitate con tutti i mezzi a disposizione.
 
 
La terapia della sterilità tubarica
 

La vera terapia della sterilità tubarica - che era il solo scopo per cui originariamente era nata la fivet! - e dell’endometriosi è la chirurgica laparoscopica, che - come riferisce il prof. Riccardo Marana – da risultati nettamente superiori a quelli della fecondazione extracorporea con gravidanze insorte naturalmente e portate a termine dal 32% delle donne operate per sterilità tubarica e soprattutto senza sacrificare alcun altro figlio.
A pag.15 della relazione ministeriale del 2018 ed a pagina 16 di quella del 2019 - vengono usate le stesse parole pur essendo cambiato il Ministro della Salute - si legge “La maggiore età di chi accede alla “eterologa femminile” (rispetto all’omologa) sembra indicare che questa tecnica sia scelta soprattutto per infertilità fisiologica, dovuta appunto all’età della donna, e non per patologie specifiche: un esplicito ed inequivocabile riconoscimento che non esiste alcuna patologia da trattare!
Una campagna informativa sulla popolazione che faccia comprendere che la fertilità femminile decresce notevolmente a partire dai 30 anni ed un impegno legislativo che tuteli le donne in particolare lavoratrici - sia a tempo indeterminato ed ancor di più quelle a tempo determinato - dalle minacce dei datori di lavoro e consenta loro di avere i figli voluti, sarebbero molto più efficaci di qualsiasi tecnica di fecondazione artificiale ed eviterebbero non solo la morte di centinaia di migliaia di embrioni, ma anche di donne, che come abbiamo visto hanno un rischio di morte per gravidanza 7,67 volte superiore rispetto alle donne con gravidanza spontanea in particolare se hanno un’età superiore ai 42 anni e/o sono obese.

 
Quale alternativa alla fecondazione artificiale?
 
La conoscenza della fertilità della donna e della coppia, acquisita attraverso l’apprendimento dei metodi naturali (Metodo Billings e Metodi Sintotermici), sulla base dei risultati di un’indagine preliminare, pare offrire risultati nettamente superiori alla FIVET senza alcun costo e senza sacrificare alcun altro figlio, come mostrato dai dati riportati nella seguente tabella:





Anche se i numeri relativi ai Metodi Naturali (Metodo Billings e Metodi SintoTermici Roetzer e Camen) sono modesti, la tabella evidenzia la netta superiorità dei risultati ottenuti dalle coppie che usano un Metodo Naturale per riconoscere il momento di maggiore fertilità del ciclo della donna per poter concepire rispetto alle coppie che si sottopongono a fecondazione extracorporea omologa ed eterologa per poter avere un figlio in braccio.
Oltre ai risultati nettamente migliori, i Metodi Naturali non comportano alcuna spesa né per gli utenti né per la collettività, non richiedono indagini o procedure cruente, non espongono a rischi la donna e soprattutto non espongono a morte certa il maggior numero degli embrioni prodotti o scongelati (166.986 nel 2017) e non richiedono la crioconservazione di altri 51.632 embrioni.
 
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(1) ISTAT, 2018, La sapute riproduttiva della donnahttps://www.istat.it/it/files/2018/03/La-salute-riproduttiva-della-donna.pdf, accesso del 22 marzo 2020
(2) Baccaglini C, 2015, 50 Domande e Risposte sul POST-ABORTO, https://theorangeblogger.com/2018/09/20/opuscolo-50-domande-e-risposte-sul-post-aborto-di-cinzia-baccaglini-generazione-voglio-vivere/, accesso del 22 marzo 2020



 

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