Confederazione italiana dei centri per la regolazione naturale della fertilità

Pillola del mese dopo


La pillola del mese dopo induce un aborto farmacologico nelle prime 6 / 7 settimane di vita. La sostanza usata è il mifepristone (RU 486), un antiprogestinico (MSRP) di prima generazione, che ha un'affinità per i recettori uterini del progesterone 5 volte superiore al progesterone naturale, per cui, legandosi a questi recettori, ne inibisce la sua azione a favore della gravidanza. La sua somministrazione determina una forte azione anti-progesterone, che provoca l'interruzione della gravidanza (aborto). Dopo l'assunzione per via orale del solo mifepristone il 30-50% delle donne potrà avere delle perdite ematiche, ma un aborto si verificherà solo nel 2-3% dei casi. L'espulsione dell'embrione avviene dopo la somministrazione per via orale di una prostaglandina (misoprostol); l'espulsione avviene entro 3-4 ore dalla somministrazione nel 50-60% dei casi, entro 24 ore nel 20%, e successivamente alle 24 ore nel 10% dei casi; in un ulteriore 10% dei casi il tempo dell'espulsione rimane indeterminato. Circa il 2-10% delle donne avrà una revisione della cavità uterina per sanguinamento eccessivo o per il persistere in utero di materiale ovulare, nei giorni successivi o alla visita di controllo 10 giorni dopo. Le gravidanze che proseguono fino a 49 giorni dalla somministrazione sono l'1%; i tassi di insuccesso della pillola del mese dopo raddoppiano a 50-56 giorni dalla somministrazione e triplicano a 57-63 giorni.

Si hanno disturbi intestinali nel 50% delle donne trattate (nausea 34-72%, vomito 12-41%, diarrea 3-26%); dolori addominali crampiformi; metrorragie. Altri sintomi transitori presenti possono essere cefalea, vertigini e stanchezza. Febbre è presente nel 4-37% dei casi.

In letteratura sono registrate almeno 40 morti di donne dopo aborto farmacologico con RU486 e misoprostol, di cui 1 a Torino nel 2014. Tenendo conto della sola morte registrata a Torino su 77.139 aborti farmacologici (RU486+prostaglandine) avvenuti in Italia dal 2009 al 2017, si ha una mortalità di 1,30 / 100.000 donne, superiore all’1,1 / 100.000 donne registrata in alcune pubblicazioni scietifiche e 13 volte superiore a quella registrata negli aborti chirurgici. Nella maggior parte dei decessi per sepsi (prevalentemente da Clostridium perfrigens) l'infezione si è presentata senza febbre! “Le evidenze disponibili in letteratura indicano che l'interruzione di gravidanza farmacologica si caratterizza per un profilo di sicurezza inferiore rispetto al metodo chirurgico, con una mortalità almeno 10 volte maggiore, a parità di epoca gestazionale. Alcuni eventi avversi associati all'impiego dell'aborto medico esordiscono a distanza di tempo dalla procedura, insorgendo subdolamente e progredendo rapidamente verso l'exitus....".
 
Dal punto di vista psicologico l’aborto farmacologico è più traumatico dell’aborto chirurgico, perché l’espulsione del bambino assieme al materiale ovulare può avvenire in qualsiasi momento a casa, anche al cospetto di altri figli o familiari, o al bagno. Viene, inoltre, ridotto notevolmente il tempo a disposizione della donna e della coppia per riflettere e decidersi a favore dell’accoglienza della vita del bambino, incoraggiate, sostenute ed aiutate dai familiari, dagli amici, dall’Assessorato Comunale e Regionale per le Politiche Familiari, dalle Associazioni di Volontariato presenti su tutto il territorio nazionale (CAV, SAV, Case di Accoglienza, Progetto Gemma, …).
L’invito ad utilizzare sempre di più l’aborto farmacologico non si traduce certamente in un bene  per la donna che abortisce, anzi talora se non vengono rispettate le indicazioni fornite dalla letteratura scientifica (ricovero ospedaliero per tutta la durata della procedura fino all’espulsione dell’embrione) e si ritorna a casa firmando il foglio per la dimissione volontaria, si possono correre dei rischi 10 volte maggiori di quelli che si corrono con l’aborto chirurgico (1).
 
 
 
(1) PROMED GALILEO, 2008, Aborto farmacologico mediante mifepristone e misoprostolo, Italian Journal of Gynaecology & Obstetircs, 20(1), 43-68, disponibile su http://www.promedgalileo.org/documenti/abortomedico.pdf


 

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